Epoca industriale

Fonte immagine: http://orologi.forumfree.it/?t=41155880&st=90

La storia di Arogno è stata profondamente segnata dalla creazione della fabbrica di orologi. Questa, di proprietà di Alessandro e Romeo Manzoni, fu inaugurata nel 1873. La fabbrica rappresentò per il comune un vero e proprio primato: era la prima fabbrica di orologi del Cantone e portò lavoro a circa 200-300 famiglie secondo le testimonianze.


LE DONNE E L’INDUSTRIALIZZAZIONE

La produzione di orologi rinnovò lo spirito dinamico di Arogno, e l’aiutò a consolidarsi come paese produttivo. Nella fabbrica trovarono lavoro non solo uomini, ma anche numerose donne che – come testimoniano le interviste dell’archivio della memoria – svolgevano il proprio lavoro in concomitanza con il ruolo più tradizionale di mamme e casalinghe. In pieno spirito cooperativo e solidale, i maestri di scuola e dell’asilo curavano i bambini una o due ore oltre il normale orario, in modo da permettere alle madri di finire il proprio turno in fabbrica.

Quando, per vari motivi, non riuscivano a ultimare le quote stabilite, molte donne si portavano gli ingranaggi a casa, per completare il proprio lavoro dopo cena. Vi erano inoltre donne che lavoravano in casa: un fattorino passava a consegnare i pezzi di mattina e ritirava i meccanismi montati la sera. Non bisogna però dimenticare che, pur essendo un pilastro della produzione di orologi e a parità di condizioni, le donne ricevevano un salario inferiore a quello percepito dagli uomini.

 

AROGNO E LA SVIZZERA

La produzione di orologi non solo contribuì ad aumentare le relazioni con Lanzo d’Intelvi – vi erano infatti molti frontalieri a lavorare nella fabbricazione – ma stabilì anche canali con la Svizzera interna.
I macchinari della fabbrica venivano infatti importati dal Canton Jura – motivo per cui nella produzione venivano spesso mischiati termini tecnici francesi con il dialetto.

Quando i giovani, terminata la scuola dell’obbligo, entravano in fabbrica, iniziavano un percorso di apprendistato. Mentre le ragazze avrebbero continuato a lavorare e curar la famiglia, i giovani erano spesso messi in contatto con fabbriche della Svizzera francese. Così l’aumento del numero di meccanici non si trasformò in aumento della disoccupazione, ma anzi in maggior formazione e mobilità.

Cercare: Repubblica di Riva San Vitale; Insurrezione del 1839.

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