Presentazione

Il discorso di presentazione fatto da Mosè Cometta il 18 novembre 2011 alla Sala Comunale di Arogno:

Buonasera a tutti,

vorrei in primo luogo ringraziare tutti coloro hanno collaborato e reso possibile questo progetto: il Municipio di Arogno, la Commissione Culturale, chi ha avuto la pazienza e il coraggio di farsi intervistare e tutti voi.

L’idea di un lavoro sullo spirito di Arogno nasce dalla costatazione che oggi, in tutt’Europa, si vive uno stato di profonda crisi. Non mi riferisco solo alla crisi economica, ma anche alla crisi culturale e sociale, una crisi che rischia di mettere tutti contro tutti e di cancellare la solidarietà di gruppo.

Potrebbe sembrar strano presentare un lavoro su Arogno parlando dell’Europa. In realtà non si possono svincolare le realtà locali da quelle globali, soprattutto nella nostra epoca. Così, analizzando brevemente la crisi europea, potremo scoprire cose interessanti a proposito del paese.

L’idea della crisi è spesso associata a termini come insicurezza e precarietà. Questo ci fa capire che la nostra crisi è in realtà uno sradicamento, una perdita di radici.

Da una parte, l’economia si trasforma in finanza, e perde le proprie radici materiali. Dall’altra, la cultura non riesce più a fornire un racconto che costituisca un gruppo sociale. Le vecchie ideologie, le religioni e in generale tutti i racconti sociali entrano in una crisi profonda. L’uomo si trova ad affrontare il mondo senza più sentirsi parte di una storia più vasta, sentendosi isolato, sradicato.

Queste dinamiche hanno effetti concreti, e ad Arogno possiamo osservarli. Dagli anni Settanta ad oggi sono sparite le fabbriche, che erano un centro economico ma anche un simbolo dell’identità del paese.L’agricoltura è quasi sparita, è sempre più difficile offrire posti di paese e Arogno diventa, lentamente, un paese dormitorio.

A livello culturale v’è un’estinzione graduale delle figura simboliche importanti. In pochi anni il Dottore, il Prete e il Maestro sono morti, e nessuno ha preso il loro posto. Questo non significa che non ci siano ottimi medici e maestri, preti con iniziativa. Questi, tuttavia, non rappresentano più le autorità culturali del paese.

Il nostro progetto nasce quindi come una ricerca: che cos’è lo spirito di Arogno? Cosa lo caratterizza? Ora, che sta lentamente svanendo, si può ricostruire una nuova identità?

Per ristabilire un’identità del paese, e ridargli così vitalità, occorrono progetti collettivi. Ci vogliono idee che riescano a raggruppare le persone, a farle sentir di nuovo partecipi di un progetto più amplio. Occorre riscoprire creativamente la tradizione, non per esserne assorbiti acriticamente, ma per poterla modificare secondo le nuove esigenze.

Solo in questo modo sarà possibile ristabilire solidarietà e sentimento di partecipazione che, come cantava Gabber, significa libertà.

Per farlo occorre ridar vitalità alla cultura, alle relazioni umane, alle tradizioni attualizzate. Ma questo non basta. La cultura è costituita da relazioni umane, ma queste hanno anche un vertente materiale, economico.

Già gli antichi greci, 2500 anni fa, avevano capito che economia e cultura non possono separarsi. Dove c’è scambio di merci c’è contatto personale e quindi, necessariamente, scambio culturale. Loro rappresentarono questa interdipendenza con il Dio Ermes, patrono dei mercanti e dei poeti (e cioè dei medici, sacerdoti e maestri antichi).

Per rilanciare lo spirito di Arogno occorre quindi riscoprire Ermes.

Per far rivivere il paese c’è bisogno di nuovi posti di lavoro, ma per averli occorre creare un contesto coerente che favorisca l’imprenditorialità locale e le relazioni personali arricchenti.

La nostra idea è che il rilancio di Arogno passi necessariamente per la volontà dei suoi abitanti. Questa è una scommessa coraggiosa, nostra e di coloro che hanno creduto nel nostro progetto e ci hanno aiutato per arrivar fin qui. Si tratta di dar la voce a tutti voi, non per discutere di questioni partitiche o elettorali ma, al contrario, per cercare, almeno un giorno, di essere coraggiosi e, perché no, anche visionari.

L’unico modo per realizzare i nostri sogni è iniziare a condividerli, fissando degli obiettivi a lungo termine e pensando i passi concreti, piccoli, per realizzarli. Vi ringrazio per l’attenzione.

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