Economia

Il grafico ci mostra come la disoccupazione ad Arogno sia cresciuta dagli anni ’70 (meno dell’1%) fino agli anni ’90, quando si è stabilizzata poco al di sopra del 3%.  La disoccupazione femminile è un fenomeno apparso solo a partire degli anni ’90.

Il dato più sorprendente è l’apparizione della disoccupazione femminile (nel 1980 allo 0%, nel 1990 al 5.5%). Questo è dovuto probabilmente al fatto che fino agli anni ’90 le donne si mantennero (o vennero mantenute) al di fuori della logica lavorativa ufficiale – sia attraverso un lavoro “in nero”, sia attraverso il mantenimento del ruolo tradizione, le casalinghe, non considerate a fini statistici. L’estromissione delle donne dal mondo ufficiale del lavoro potrebbe spiegare questo fenomeno – anche se i dati non permettono di affermarlo con sicurezza o escludere altre ipotesi.

Il tasso di attività si misura sull’intenzione di lavorare della popolazione, è cioè la somma delle persone con lavoro e delle persone in disoccupazione (si escludono quindi tutti coloro che non appartengono al mondo ufficiale del lavoro: casalinghe, studenti, bambini, anziani, persone in AI). I dati ci dicono che gli uomini hanno mantenuto un tasso di attività al di sopra del 50% (con picchi al 62%), mentre le donne si sono stabilizzate tra il 30% e il 35%.

Questi dati sembrano entrare in contraddizione con il grafico della disoccupazione. Infatti in quello le donne risultavano escluse dal mondo lavorativo ufficiale fino agli anni ’90. Da questo grafico si evince invece che il tasso d’attività femminile non è sostanzialmente cambiato negli ultimi 30 anni. Questo potrebbe spiegarsi con il fatto che il 30% di donne in attività (cioè di donne con un lavoro ufficiale e di donne in disoccupazione) fosse composto solo da donne con lavoro ufficiale, cioè che per 20 anni ogni donna entrata nel mercato del lavoro abbia trovato e mantenuto un lavoro – almeno durante il censimento statistico.

Un altro dato da non dimenticare è che nel nucleo famigliare è il lavoro casalingo che permette l’attività dell’altro partner. E così, se gli uomini hanno un tasso di attività superiore è anche dovuto al lavoro non riconosciuto che le casalinghe svolgono nel nucleo famigliare.

Come possiamo vedere dal grafico (che prende in considerazione 8 anni, dal 2000 al 2008), le imprese con sede ad Arogno sono prevalentemente del settore terziario (servizi), in continua crescita. C’è una diminuzione costante del primario (agricoltura, pastorizia, …) che da 15 imprese scende a 11, mentre il settore secondario (industria, costruzione, …) rimane stabile, con 5-6 imprese.

Crediamo che, a livello di politica economica, sarebbe positivo che il Comune sviluppasse una pianificazione per il futuro di Arogno, prendendo in considerazione le possibilità di sviluppo di ogni settore e creando politiche per fomentare, mantenere o decrescere i vari settori.

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